domenica 3 settembre 2017

Merano e la Val Passiria

di Giulia Cocchella




Dall'ostello di Bolzano, sulla via della stazione, è semplice trovare l'inizio della ciclabile che porta a Merano: corre lungo l'Isarco, prima di svoltare a destra per seguire il corso dell'Adige, ed è frequentata da moltissimi ciclisti.




Con l'Adige, subito sotto Castel Firmiano, iniziano i meleti.
L'aria è fresca, la strada in salita, ma così leggera che non si avverte neppure.
Una momentanea distrazione mi fa seguire per qualche chilometro la pista ciclabile sbagliata e come sempre, la deviazione regala sorprese: incontro una lepre!


Il paesaggio cambia e si apre ad un orizzonte di pietra. Le montagne, a guardarle, restituiscono quel senso di forza che è proprio della materia di cui sono fatte. 
Non è difficile capire come nasce una montagna, più complicato è immaginarlo. Ci siamo abituati ad associare ai monti l'immobilità, a farne addirittura una loro caratteristica proverbiale, quando l'orogenesi è forse il più grande dei movimenti.



Così tendo forte tutti i sensi e provo a sentire l'impatto, lentissimo e gigantesco, tra le antiche placche terrestri.
Da qualche parte, dev'esserci ancora l'eco di quello schianto.



I meli sono organizzati in filari e non fosse per i frutti sarebbe complicato riconoscerli come alberi: hanno un portamento quasi rampicante e il tronco sottile. A passarci in mezzo, sembrano labirinti.







Dopo essermi lasciata alle spalle il laghetto di Gargazzone, biotopo e piscina naturale, mi trovo già a Merano, a passare per uno dei tanti ponti sul Passirio.




Merano è sontuosa, senza risultare antipatica.
Faccio un giro per le strade del centro e avendo a disposizione ancora un intero pomeriggio vado in stazione per informarmi sui treni che portano a Malles, con l'idea di andare a vedere il lago di Resia risparmiandomi un po' di strada. Ma il cicloturismo è così praticato da queste parti che solo alcuni treni caricano le biciclette e io ho perso l'ultimo.
Ordino un'insalata greca - l'unica possibilità vegetariana in terra di speck - in uno dei ristoranti sul lungofiume e mi invento un percorso alternativo: la Val Passiria.
La strada è semplice: si tratta di seguire il corso del Passirio, prima lungo le splendide passeggiate urbane dedicate a Sissi, che soggiornò in questa città, poi lungo la ciclopista della Val Passiria.





La strada si arrampica in leggera e costante salita, circondata dai meli su entrambi i lati.



 
Quando sono stanca, decido di tornare indietro.
E incontro, tra tutti, proprio lui: Franz Kafka.
Appisolato sul lungofiume.



 

- Dormi, Franz? - 
- Dormivo... -
- Guarda che bello, il Passirio! Che bel rumore d'acqua che scorre! -
- Mi angoscia, Le dirò. -
(passo anch'io e subito al Lei) 
- Si trova qui per l'aria salubre di questa città? -
- Anche Lei lo pensa, signorina? che sia salubre? Così sostiene la mia cara sorella Ottla. Io non so, sono confuso, guardo le cornacchie passare -
(passano in volo tre cornacchie, si accendono le luci sul lungofiume)
- Sa? Abbiamo parlato così tanto di lei con il Collettivo. E adesso, trovarla proprio qui... è un vero piacere! - 
- Onoratissimo. Il Collettivo, ha detto? Siete social-rivoluzionari? -
- Oh no, il Collettivo Linea S... ma non ha importanza... Volevo solo dirle che è nei nostri pensieri da un po', tanto che incontrarla qui mi fa sorridere... Ma adesso non vorrei distoglierla dalle sue occupazioni, mi scuso anzi per averla svegliata - 
- Nessun disturbo, sonnecchiavo. Adesso col favore dei lampioni scriverò una lettera a Milena - 
- Buona serata, Franz - 
- Buona notte a lei, signorina - 





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